Sulla trascendenza 4

di Eric Gans

Un rilievo che viene solitamente fatto contro la negazione materialistica della specificità umana è che un robot o un computer non ha alcun stato mentale interno. I computer usano segni, ma essi sono i nostri segni: per il computer essi sono tanti byte—in realtà, non esiste affatto un “per il computer”. Come affermano Beauregard ed altri, il sostenere che la nostra mente sia soltanto l’attività del nostro cervello è un atto di fede, non una verità scientifica. Quello che l’antropologia generativa aggiunge al dibattito è la chiarificazione di che cosa è che gli umani condividono rispetto all’uso delle rappresentazioni: la comunità originaria e successivamente virtuale dei loro creatori. Il cervello individuale non “contiene” le rappresentazioni che usa: esso le prende a prestito da una fonte collettiva alla quale esse rimangono sempre collegate. È la loro dipendenza dalla comunità umana che distingue i segni del linguaggio dai segni indessicali usati dai nostri predecessori animali. Laddove i sistemi di segnalazione degli animali sono radicati in schemi di comportamento individuale geneticamente ereditati, i quali si sono raffinati evolutivamente per suscitare le reazioni appropriate nei loro compagni, e richiedono al massimo qualche addestramento post-natale, gli umani inventano, utilizzano e modificano il linguaggio in un ambiente collettivo. Ogni uso di una parola o di un simbolo ha luogo davanti a questa comunità virtuale, e il reciproco riconoscimento dei suoi membri quali consimili utilizzatori del linguaggio dipende in ultima istanza da un senso condiviso del sacro. La presenza virtuale della comunità umana genera lo spazio scenico entro il quale noi diveniamo coscienti di noi stessi.

L’argomentazione svolta non fa altro che riassumere, con qualche precisazione, le idee che io ho avanzato su questo tema per la prima volta nel 1981 in The Origin of Language. Sono disposto a continuare a ripetere e precisare queste stesse idee—in dialogo con quel pugno di spiriti liberi che le prende seriamente in considerazione—finché sarò in grado di pensare.
Fin tanto che i due schieramenti impegnati nel dibattito pubblico saranno d’accordo sull’essere in disaccordo circa “l’esistenza di Dio”, non vi sarà alcun progresso. Sarà solo quando entrambi giungeranno ad accettare il fatto che—come a mio avviso Derrida ha intuito nei suoi ultimi anni (vedi Chronicle 340)—la distanza tra la fede del possessore del linguaggio umano e quella del credente nella rivelazione sacra è quasi evanescente, che la comprensione di ciò che questi due “credenti” hanno in comune potrà diventare il centro di un modo di pensare l’umano che finalmente sarà degno di essere chiamato antropologia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...