Creazione

Creazione. Uno sguardo sul mondo

Sul trattato di Medard Kehl E Dio vide che era cosa buona ho scritto una nota in questo blog. Ora leggo questo libretto Creazione (Schöpfung. Warum es uns gibt, 2010, trad. it. di V. Maraldi, Queriniana 2012). Qui non c’è lo stile paludato e accademico del trattato, si tratta di divulgazione ben fatta: tanto che da essa più facilmente e nettamente emergono le idee del teologo. Non è un testo del creazionismo volgare, Kehl sul piano scientifico accetta la teoria dell’evoluzione, e scruta a fondo le implicazioni problematiche di questa accettazione. Mi piace molto l’insistenza sul concetto del peccato originale come rifiuto dell’umano di accettare i limiti dell’esistenza, la propria buona finitudine (ovvero come brama di infinito: qui in molti cattolici c’è qualche equivoco) (p.73), e l’enfasi sull’autonomia della creazione e della creatura, senza la quale non vi sarebbe libertà (pp. 100 e sgg). Ai miei occhi, tuttavia, si ripresenta sempre una questione: la creazione di cui scrive Kehl, affidata alla responsabilità dell’uomo e compromessa dal suo peccato, sembra coincidere con la Terra. Forse è possibile accettare la visione dell’Universo prospettata dalla fisica moderna e continuare a pensare l’universo degli uomini nei limiti del nostro sistema solare? E le infinite stelle, galassie e mondi? Continua a leggere

Pensiero del Venerdì

Trinità

Pensiero del Venerdì Santo: il Cristianesimo istituzionale ha stipulato un compromesso storico con le religioni sacrificali dell’eterno ritorno, così che annualmente ritornano le celebrazioni della Pasqua, ma il ritorno unico del Cristo non è nemmeno pensato. E la resurrezione, che sempre si ripete ritualmente, è divenuta l’alibi per non pensare fino in fondo la causa della crocifissione. Perché la religione non può vedere la sua propria colpa.

Un commento al Vangelo

Matteo 6,25-34

25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

 

Religione, Chiesa

Quando si discute di religione e Cristianesimo, la tendenza è inevitabilmente quella di assumere un atteggiamento accusatore o apologetico, e dunque una posizione mimetica, di individuazione di colpevoli e di espulsione (gli eretici, gli inquisitori degli eretici, i pensatori che hanno elaborato i dogmi e i modi di difenderli, i modernisti, i reazionari, gli anti-conciliari, i progressisti, ecc. ecc., in un continuo accusarsi e addossarsi l’un l’altro le colpe della caduta morale dell’umanità, della corruzione e del male). Continua a leggere